Il lavoro rende liberi, ma liberi da che cosa?
Immaginare di camminare tra persone illuse di avere un futuro con i propri cari, private dei capelli, volti tutti uguali, annullati dalla malvagita di altri esseri umani come loro.
Qui un nome diventava un numero, e il numero cancellava l’essere umano. donne dimagrite fino all’osso, segnate dalla fame e dalla sofferenza: le immagini dei loro corpi scheletrici raccontano l’orrore indescrivibile di Auschwitz.
All’interno del campo mi immaginavo di vedere muoversi le persone rinchiuse e quello a cui venivano sottoposte le persone appena deportate venivano selezionate dai nazisti in base alle esigenze del momento, come se stessero facendo la spesa. Le loro ceneri venivano liberate dove capitava in modo da annientare ogni tipo di memoria, ma per fortuna c’e sempre qualcuno che ricorda, perfino la terra che ci restituisce oggetti e ricordi.
Quindi ci chiediamo e vi chiediamo, abbiamo veramente imparato qualcosa?
Classe 5G del Moro

La scritta “Il lavoro rende liberi” al cancello di Auschwit. Ma liberi da cosa?
