Istituto Superiore “Silvio D’Arzo”, Montecchio (RE) – 2024
NATALINO
CATELLANI
Natalino Catellani nasce a Montecchio il 25 Dicembre del 1913, presso il Podere S. Lucia, di proprietà della famiglia Spalletti. Si suppone che dopo l’8 settembre 1943 venga catturato e trasferito come IMI in Germania, nello Stalag VI-D, al confine con l’Olanda, e in seguito viene trasferito nello Stalag VI-A (Hemer), dove lavora per tre mesi in una miniera di carbone. Muore a Hemer in seguito ad un attacco di cuore il 4 Febbraio del 1944 alle 5 e 45 di sera.
Natalino Catellani nasce a Montecchio il 25 Dicembre del 1913, presso il Podere S. Lucia, di proprietà della famiglia Spalletti. La famiglia di Natalino era infatti una famiglia di contadini mezzadri presso questo podere. Figlio di Catellani Daniele e Bertollini Maria, aveva sette fratelli: Rosa, Ada, Giuditta, Vincenzo, Anselmo, Lino e Aquilino. Frequenta la scuola fino a conseguire la licenza di terza elementare, poi fa il contadino come il padre. Dai documenti acquisiti sappiamo che rimane celibe. Viene chiamato alla leva militare per la prima volta nel 1933, a 22 anni. In questo periodo presta servizio presso il terzo reggimento d’artiglieria come soldato semplice. Dopo essere stato mandato in congedo nel 1935, viene richiamato il 4 giugno del 1940 e, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, viene mandato sul fronte Greco-albanese. Si suppone che dopo l’8 settembre 1943 venga catturato e trasferito come IMI in Germania, infatti dai documenti provenienti dall’Archivio Bad Arolsen risulta internato prima nel primo campo di lavoro a Dortmund, nello Stalag VI-D, al confine con l’Olanda, e in seguito viene trasferito nello Stalag VI-A (Hemer), dove lavora per tre mesi in una miniera di carbone. A causa della sua salute cagionevole e del lavoro in miniera, si ammala e viene trasferito all’ospedale per malati internati del campo. Muore a Hemer in seguito ad un attacco di cuore il 4 Febbraio del 1944 alle 5 e 45 di sera. La prima sepoltura si trova nel cimitero italiano di Hemer, la seconda nel Cimitero Militare Italiano d’onore di Francoforte sul Meno, riquadro P, quarta fila, seconda tomba.
Telefonata
Chiamata tra Natalino e la madre in seguito all’8 settembre 1943
N: Pronto, mamma?
M: Natalino?
N: Si, mamma sono io.
M: Natalino! Stai bene? Perché non riceviamo mai lettere?
N: Volevo chiamarti per sentirti, e poi così mi rispondi più velocemente. Mi dicono che le lettere non possono superare un massimo di parole e che devono passare sotto il controllo della censura.
M: Ma STAI BENE? Vi danno abbastanza cibo? E con lo stomaco? Oh, Natalino, come farai con lo stomaco?
N: Si, mamma, sto bene. Per ora è tutto sopportabile (anche perché non mangiamo molto).
M: Se mi dici l’indirizzo o la città in cui sei ti possiamo mandare delle cose?
N: Ora sono a Dortmund, nello Stalag VI D, al confine con l’Olanda.
M: Sei in Germania? Come mai non in Grecia?
N: All’improvviso i tedeschi ci hanno arrestato. Hanno chiesto a me e ai miei compagni di continuare a combattere al loro fianco, ma io non ho accettato. Così mi hanno portato in un campo di prigionia.
M: E ti stanno facendo lavorare?
N: Dopo lo smistamento mi hanno trasferito qui ad Hemer e assegnato alla miniera di carbone.
M: Ma quanto ti fanno lavorare? Quanto dormi?
N: Entriamo alle 8 e finiamo alle 7. Ma non parliamo di me. Volevo chiederti della famiglia. Tutto bene i ragazzi?
M: Si si. Natalino, cosa possiamo fare per aiutarti? Ti possiamo mandare delle medicine o dei vestiti?
N: Non credo, ma tu non sfiancarti di lavoro e cerca di tenere tutti sotto controllo. Soprattutto le nostre femmine
M: E se ti dovesse succeder…
N: Devo andare mamma, abbiamo un tempo stabilito per le chiamate. Saluta e abbraccia tutti da parte mia.
M: Natalino, mi raccomando.
N: A presto, ma’.
M: A presto, figliolo.
Natalino Catellani
Strada per Barco 13
42027 Montecchio Emilia RE