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Ogni esperienza suscita emozioni, la mia si chiama nero.

Nero, non rosso perché mi spingo oltre il sangue, oltre la lacerazione permanente che questo pezzo di storia ha lasciato.

Io percepisco la Shoah come una macchia nera, indelebile nella memoria di ognuno, nera perché è stata capace di influenzare la mente del bambino, più pura di quella di qualsiasi altro essere umano.

Terrificante come le rappresentazioni di solitudine, instabilità, paura, morte abbiano preso il posto ai colori, all’affetto, alla spontaneità e all’ingenuità infantile.

Ho scelto il nero perché la neve bianca che gela le anime degli innocenti contrasta nettamente le loro strazianti vite, vite appese al filo spesso creato dall’odio e dalla cattiveria.

Però, nel momento in cui l’uomo diventa pezzo, numero, quando viene privato dei suoi cari che simboleggiano le parti complementari di se’ e quando viene spogliato di vestiti, il ricordo più superficiale ma anche quello più vicino che ha di se’, allora nessun colore e nessuna emozione riesce a suscitare se non il nulla, l’assoluta mancanza di realtà.

“Ricorda solo che ero innocente e, proprio come te, mortale in quel giorno, anch’io avevo avuto un volto segnato dalla rabbia, dalla pietà e dalla gioia, semplicemente, un volto umano.” Ogni esperienza suscita emozioni, la mia si chiama nero.

Nero, non rosso perché mi spingo oltre il sangue, oltre la lacerazione permanente che questo pezzo di storia ha lasciato.

Io percepisco la Shoah come una macchia nera, indelebile nella memoria di ognuno, nera perché è stata capace di influenzare la mente del bambino, più pura di quella di qualsiasi altro essere umano.

Terrificante come le rappresentazioni di solitudine, instabilità, paura, morte abbiano preso il posto ai colori, all’affetto, alla spontaneità e all’ingenuità infantile.

Ho scelto il nero perché la neve bianca che gela le anime degli innocenti contrasta nettamente le loro strazianti vite, vite appese al filo spesso creato dall’odio e dalla cattiveria.

Però, nel momento in cui l’uomo diventa pezzo, numero, quando viene privato dei suoi cari che simboleggiano le parti complementari di se’ e quando viene spogliato di vestiti, il ricordo più superficiale ma anche quello più vicino che ha di se’, allora nessun colore e nessuna emozione riesce a suscitare se non il nulla, l’assoluta mancanza di realtà.

“Ricorda solo che ero innocente e, proprio come te, mortale in quel giorno, anch’io avevo avuto un volto segnato dalla rabbia, dalla pietà e dalla gioia, semplicemente, un volto umano”.


Alice Battini

Nero
Una frase di Fondane, dopo Birkenau.