“Era pazzo? no, perché noi così lo giustificheremmo”. È così che vorrei riassumere l’intera esperienza vissuta in questi giorni. Nonostante i momenti leggeri e gioiosi, quelle che più hanno caratterizzato il nostro percorso sono state le immagini crude e concrete di un’umanità, che di umano non aveva più nulla. Si susseguono veloci, forti, taglienti come un coltello che provoca una ferita che non si rimargina. L’esperienza serve proprio a questo. Auschwitz non si ricorda, ma si attraversa, ci si immedesima nella vita di chi si aggrappava anche solo ad una piccola speranza pur di resistere un secondo in più. Auschwitz è uccidere. È disumanizzazione, è scelta, è il viso di quei bambini innocenti e inconsapevoli di fronte a quello di chi di consapevolezza ne aveva anche troppa; Auschwitz è la ferrovia, la fame, la morte ma anche lo sfruttamento. Non sono in grado di esprimere a parole l’essenza di ciò che ho visto, in quanto si potrebbe inciampare nella superficialità. Auschwitz non racconta parole; solo grazie alle immagini e alla nostra memoria sarà sempre in grado di parlare.

Serena – Classe 5J, Russell di Guastalla

 

 I fiori bianchi per Birkenau, omaggio e stimolo alla memoria collettiva

I fiori bianchi per Birkenau, omaggio e stimolo alla memoria collettiva