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Forse solo adesso mi rendo conto di ciò che ieri avrei voluto dire davanti a tutti.

Per me era la seconda volta che entravo in questi posti disumani, e prima di partire ho pensato più volte a come avrei reagito rientrandoci. Quando sono entrata ho avuto un grande senso di vuoto, apatia forse sarebbe meglio definirla. Ho ritoccato con mano ciò che avevo già visto e forse mi è servito per lasciarmi più impresso ciò che è rimasto di questa vicenda. Credo che Auschwitz sia la più grande rappresentazione di come l’uomo possa diventare cattivo nei propri confronti. Durante questo viaggio mi è anche capitato di pensare a chi non sapeva cosa davvero stesse accadendo dentro a quei luoghi e cosa devono avere provato alla scoperta di quello che avevano aiutato a fare stando dalla parte dei nazisti, senza rendersi conto della gravità della situazione.

Mi scuso per l’italiano scorretto e per il pensiero confuso; credo che questo viaggio sia molto utile per noi giovani, ma credo che dovrebbe essere anche vissuto da chi ha più potere. Da chi ha il potere di decidere per uno Stato, regione o continente; per chi ha il potere di influenzare le menti degli altri. E quando anche loro si renderanno conto della gravità di ciò che è successo, solo allora, si potrà parlare di memoria, per ora si può solo parlare di presente.


Mariarosa Ferrari, 4E Galvani-Iodi

Pensieri (non tanto) confusi
La riflessione conclusiva, sguardi che si incontrano e si confrontano