Studiarlo sui libri di storia e immaginarselo non è niente rispetto all’essere lì, lì dentro alla fortezza minore di Terezin, alle camere a gas, alle docce, vedendo dal vivo le incredibili sofferenze che hanno provato.
In questi luoghi ci siamo stati ma in tutt’altre condizioni: sani, con diritti, in salute e sopratutto ritenuti persone, non bestie o oggetti senza valore. Pensiamo sia un privilegio poter mettere piede all’interno di quei posti per vedere e ricordare senza aver subito e sopportato tutto quell’odio e quel male.
Il tormento, le paure e i dubbi che assillavano i membri della resistenza rinchiusi nella cripta, le idee di libertà che li hanno spinti a fare ciò che non si può dimenticare; il dolore della popolazione, stretta nella mano di una violenza inumana.
Per dar voce a coloro che hanno provato ad aver voce in capitolo ma a cui é stata tolta, per dar voce a chi non l’ha mai avuta senza poter mai dire la sua come le 14750 vittime di Pirna, perché anche oggi non si smetta mai di ricordare quanto le difficoltà di chi ci sta accanto non siano da ignorare e usare a proprio vantaggio, quanto possano essere combattute solo con l’aiuto reciproco. Siamo qui a dire tutto ció perché oggi più che mai, nel mondo difficile in cui viviamo, non si ricorda mai abbastanza quanto le difficoltà e le diversità tra gli uomini non siano una barriera, un limite ma una grande ricchezza
Classe 5P Liceo Moro

Le ceneri di Pirna: il boschetto in cui venivano svuotati i forni crematori
