L’aria sa di cenere e neve,
di ferro arrugginito e paura.
Oltre il cancello spalancato
il mondo si stringe, diventa buio.
Passo oltre, piedi nudi sulla terra gelata,
gli occhi cercano un perché tra i fumi densi,
tra il silenzio urlante dei fantasmi
che ancora abitano queste mura di filo spinato.
Mi hanno detto che qui finisce la strada,
che il cielo si piega sotto il peso dell’odio,
che i nomi si dissolvono in numeri
e i sogni in polvere che il vento disperde.
Stringo la mano di mio padre,
lui non parla, non trema, non piange.
Forse sa già, forse sente
che il tempo qui è un respiro trattenuto,
un istante sospeso tra vita e abisso.
Ma io respiro ancora,
io vedo, io sento, io sono.
E finché sono, resisto.
Grazie a Istoreco per la potente esperienza
Diego Abbruscato per la 5 DP Accoglienza Turistica Istituto Motti

I primi passi delle classi reggiane del Viaggio della Memoria a Birkenau
