Appena entrati ad Auschwitz II, la prima cosa che abbiamo pensato è che quello che ci trovavamo davanti agli occhi era come una fotografia, una che avevamo già visto milioni di volte, che fosse sui libri di scuola o che fosse su internet. Era come se ce l’avessimo già dentro quell’immagine, come se fossimo già stati lì. Ma in realtà, c’era qualcosa di diverso in quel momento, perché per la prima volta quell’immagine la sentivamo, per la prima volta ci parlava, aveva delle dimensioni, una profondità. E allora all’improvviso ti rendi conto che è tutto vero, non c’è via di scampo.
Un ringraziamento ad Istoreco e alla nostra guida, Michele, perché ha cercato di farci sentire veramente ciò di cui Auschwitz era pieno: vite umane. Questo posto è pieno di storie, e mentre Michele ce ne raccontava alcune ci sembrava di vedere davanti a noi le persone che ne erano tristemente protagoniste. Significativi per noi sono stati i momenti di silenzio, specialmente quello che abbiamo fatto in questo stesso luogo, ci sembrava di vedere la gente camminare ancora su quella terra, ci sembrava di vedere i corpi stesi davanti a noi. Sentivamo le voci e i pianti, vedevano i volti di tutti. I frutti dell’esperienza sono evidenti, netti, reali, capaci di scuotere fino in fondo l’animo di ognuno di noi, con l’obbiettivo di migliorare il futuro, un futuro consapevole, un futuro ricco, un futuro di speranza.
La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni” , e noi, a distanza di anni, vogliamo ricordare, dobbiamo ricordare. Inoltre, osservando questa natura intorno a noi ci piace pensare che ogni singolo filo d’erba, ogni albero, ogni foglia in questo luogo sia una delle tantissime persone che sono morte qui, che ora rivendicano la loro libertà e la loro vita. È dunque per questo che, nonostante la vacuità dell’intero spazio, “Qui di vuoto non c’è nulla”.
5F Zanelli

Nel campo non si è mai soli.
