2024
RENATO
LANZI
Mi chiamavo Renato, ero nato nel 1923 a Toano. Ero un bel ragazzo con i capelli scuri e gli occhi castani. Ho vissuto in una famiglia contadina, avevo tre fratelli e una sorella. A soli vent’anni, durante la guerra, fui arruolato nel battaglione Verona del 6° reggimento Alpini. Quel settembre del ‘43 era spaventoso…
Mi chiamavo Renato, ero nato nel 1923 a Toano. Ero un bel ragazzo con i capelli scuri e gli occhi castani. Ho vissuto in una famiglia contadina, avevo tre fratelli e una sorella. A soli vent’anni, durante la guerra, fui arruolato nel battaglione Verona del 6° reggimento Alpini. Quel settembre del ‘43 era
spaventoso.
Vedevamo in lontananza veicoli tedeschi che trasportavano armi e cannoni. Fui catturato al Brennero dopo l’armistizio dell’8 settembre insieme ad altri italiani. In prigione c’era buio e freddo, non ci fornivano cibo e dormivamo in terra come cani. Qualche giorno dopo arrivò la notizia: “Mussolini è stato liberato”. Calò il silenzio, la tensione nell’aria era palpabile. Poco dopo apparvero centinaia di uomini armati pronti a deportarci.
Ci portarono in un campo di prigionia in Germania, lo Stammlager 1B nella Prussia del Nord.
Ci diedero una divisa con un numero, fummo obbligati a svolgere lavori pesantissimi, eravamo come schiavi, in condizioni disumane. Mi sentivo distrutto, annientato, c’erano guardie ovunque che potevano decidere di ucciderci in qualsiasi momento.
Volevo scrivere alla mia famiglia almeno per informarli che ero vivo. Mi costrinsero a dire che ero in buona salute anche se in realtà non ce la facevo più. L’agonia nel campo durò mesi e mesi che sembravano interminabili…
Renato da quel campo uscì su un treno per iniziare un lungo viaggio verso l’Italia ma purtroppo non tornò mai dalla sua famiglia perché si ammalò e morì il 22 settembre 1945. Ora riposa in un lontano cimitero in mezzo a fiori, caprioli e alberi secolari.
Aveva tutta la vita davanti questo ragazzo, ma a causa della guerra se ne andò a soli 21 anni.
Ci siamo chiesti quale lavoro avrebbe voluto svolgere, se desiderasse diventare padre, forse non ebbe nemmeno il tempo per pensarci. Nelle lettere dimostrava sempre amore per la famiglia e gioia di vivere, anche se nascondeva un grande dolore e angoscia per la terribile e ingiusta situazione in cui si trovava.
Questa storia ci ha commosso e fatto riflettere. Renato Lanzi: per noi era solo un nome come un altro fino a due mesi fa. Ora siamo qui per la posa della Pietra di inciampo dedicata a lui e partecipare a questo evento ci emoziona. Possiamo solo vagamente immaginare quello che Renato provò in
questa terribile esperienza e la sofferenza che la sua famiglia ha dovuto sopportare. In un periodo in cui, a causa dei conflitti in tante parti del mondo, i diritti delle persone continuano ad essere calpestati e le ingiustizie dilagano, è importante tenere viva la memoria di quello che è successo a
giovani come Renato durante il periodo nazi-fascista, per onorarne il ricordo e perché le persone capiscano che certi avvenimenti orribili non si devono ripetere mai più.
Renato Lanzi
via Cristoforo Colombo 7
42020 Roncolo di Quattro Castella RE