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Di questa giornata ai campi di concentramento mi hanno colpito le foto e i volti delle persone spaventate e ignare del loro destino, il rumore del vento che ci ha accompagnato per tutta la visita affiancato al silenzio assordante, i disegni dei bambini che esprimevano tutto il loro dolore e la loro innocenza davanti a questa macchina della morte, le persone fiere delle loro origini che sono entrati nel campo con la loro bandiera sulle spalle come a sfidare la storia, ma soprattutto il video che abbiamo visto in quella stanza buia: sembrava una piccola parentesi dolce amara all’interno del campo in cui vedevi quelle persone prima che avvenisse tutto e sembrava che il tempo si fosse riavvolto di anni.

Nonostante il luogo in cui siamo andati fosse estremamente toccante si percepiva nelle guide la voglia di far conoscere le storie di forza e non solo di dolore di quelle persone che mi hanno ispirata molto. È stata un’esperienza forte ma penso che una persona almeno una volta nella sua vita debba viverla: sentirsi oppressi in un posto così grande capita in pochi luoghi.

Sara Casali, classe 4G, Istituto Chierici

Riavvolti nel passato
I disegni dei bambini immersi in qualcosa che non potevano comprendere, che non avrebbero dovuto nemmeno immaginare.