2025

ROBERTO

BORCIANI

Roberto Borciani, soprannominato “Pin”, era un contadino nato a Rio Saliceto nel 1891. Il 15 febbraio 1944, Roberto fu arrestato mentre lavorava nei campi E portato nel campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, il 24 giugno 1944: morì il 26 febbraio 1945, a soli 54 anni.

Roberto Borciani, soprannominato “Pin”, era un contadino nato a Rio Saliceto nel 1891. Nel 1914 si trasferì a Mandrio di Correggio, dove prese in affitto un terreno a mezzadria, in Via Centododici. Roberto era un uomo forte e un lavoratore instancabile; era anche molto altruista e non sopportava il fascismo. Era contrario al regime perché la dittatura fascista toglieva la libertà alle persone. La sua casa in Via Centododici divenne una casa di latitanza in quanto Borciani nascondeva lì i partigiani. Inoltre vi si tenevano riunioni di persone che si opponevano al regime e, a partire dalla metà del ‘43, Roberto mise a disposizione la sua abitazione per ospitare una tipografia clandestina dei partigiani e del Partito Comunista Italiano. Questa tipografia serviva per stampare volantini di propaganda antifascista e giornali come “L’Unità”. Infatti nel 1943, Roberto conobbe il dirigente comunista Giorgio Amendola, che venne ospitato nella sua casa per scrivere e stampare articoli per il giornale. Roberto andò personalmente a prenderlo alla stazione di Correggio e lo portò a casa sulla canna della bicicletta. Amendola ricordò poi con affetto l’ospitalità di Roberto e della sua famiglia nel suo libro di memorie Lettere a Milano.

I problemi per Roberto iniziarono nel ‘44 quando fu denunciato da un ex combattente russo, Alexander Aschenko che, catturato dai tedeschi, fece i nomi di molti antifascisti. Aschenko aveva infatti frequentato la casa di un vicino di Roberto, Marino Gelosini, dove si ascoltava Radio Londra, una radio che trasmetteva notizie dalla Gran Bretagna. Aschenko non sapeva il nome di Roberto, ma lo descrisse come “l’uomo che fuma la pipa”. Il 15 febbraio 1944, Roberto fu arrestato mentre lavorava nei campi. Un sottufficiale della brigata nera, il Gambetti, e un carabiniere lo portarono via con la scusa di un colloquio con il maresciallo. In realtà l’incontro nella caserma dei carabinieri non avvenne mai, perché Roberto fu portato direttamente nella prigione dei Servi, a Correggio, dove rimase alcuni mesi; fu poi trasferito nel carcere San Tommaso di Reggio e infine a Parma per il processo, perché lì aveva sede il Comando centrale per l’Emilia Ovest dei tedeschi e vi si trovava il Tribunale Germanico. Suo figlio, Ermes, andò in bicicletta fino a Parma per vederlo, ma non riuscì a parlargli. A metà giugno, Roberto fu poi trasferito nel campo di Fossoli, vicino a Carpi. Ermes andò anche lì in bicicletta, ma non poté incontrare il padre perché nel campo non erano ammesse visite. Alla fine di giugno Roberto fu deportato in Germania. Sua figlia Giuseppa andò alla stazione di Carpi per salutarlo e lui le chiese che gli mandassero degli zoccoli di legno e un maglione, perché aveva freddo e promise che avrebbe scritto. Ma non ci fu nessuna lettera.

Roberto Borciani fu portato nel campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, il 24 giugno 1944. Mauthausen era uno dei campi più duri e pericolosi del sistema concentrazionario nazista; era un luogo dove le persone venivano sfruttate, maltrattate e uccise. Roberto divenne il prigioniero politico numero 76262. Identificato come lavoratore non specializzato, durante la sua prigionia, fu trasferito in diversi sottocampi di Mauthausen, tra cui Gusen, Florisdorf e Wien-Hinterbruhl. Lavorava come falegname in una fabbrica sotterranea, dieci ore al giorno. Le condizioni di lavoro erano terribili, il cibo era scarso e le malattie frequenti.

Roberto Borciani era un uomo forte, ma la mancanza di cibo e le fatiche lo debilitarono fino allo stremo. Morì il 26 febbraio 1945, a soli 54 anni. Il suo corpo fu gettato in una fossa comune in un luogo sconosciuto. La famiglia, nel dopoguerra, grazie all’intervento della Croce Rossa riuscì a ricostruire il periodo della prigionia di Roberto.

Roberto Borciani

Via Centododici, 3, Correggio