Visitando Auschwitz ci si rende conto di quanto la crudeltà umana, a volte, non abbia limiti. Senza guardare l’età, il gruppo di appartenenza o la classe sociale i Tedeschi hanno messo in atto un crimine contro l’umanità: la soluzione finale alla questione ebraica. Basti pensare alle condizioni di vita disumane che hanno attuato su popolazioni da loro ritenute inferiori, persone privati di ogni oggetto personale (occhiali, pentole, scarpe, vestiti, valigie) o se pensiamo ai crudeli esperimenti pseudomedici.
Come se non ci fosse limite alla crudeltà, la violenza continuava anche dopo la morte, quando venivano profanati: i capelli rasati delle donne venivano riutilizzati in attività commerciali. Queste terribili azioni erano accompagnate in un primo momento da propaganda e menzogne che illudevano le povere vittime per far credere loro che c’era ancora speranza di vivere. Per tutte queste atrocità i colpevoli non hanno mai pagato e se sono morti non hanno comunque sofferto quanto le loro vittime.
Il ricordo di quanto accaduto ad Auschwitz deve servire a tutti noi, affinché mai più si verifichi un tale abominio, a riconoscerne e a prevenirne i sintomi, a tenere sempre in mente che, anche di fronte alle avversità più estreme, la speranza di essere e di incontrare i giusti deve guidarci attraverso i tempi bui verso un futuro più pacifico.

Greta Gatti, Stefania Rovesti, Alice Bertani – Classe 5C, Istituto Scaruffi Levi Tricolore

 

Birkenau, il luogo dove il limite non è esistito

Birkenau, il luogo dove il limite non è esistito