Le persone esternano i loro sentimenti anche solo attraverso uno sguardo, sguardo che diventa segno di memoria.
Lo sguardo disorientato e stravolto dei prigionieri appena scesi dalla “Judenrampe” ignari del loro destino.
Lo sguardo impaurito di chi, invece, ha già capito tutto.
Lo sguardo indifferente, superbo e di scherno dei tedeschi nei confronti di quelli che loro consideravano “Untermenschen”.
Lo sguardo vuoto di chi era già stato risucchiato dal meccanismo infernale ideato da Hitler.
Lo sguardo privo di vitalità e spensieratezza dei bambini che si intravedeva dai loro occhi scavati. Sguardo catturato nella foto esposta al museo di Auschwitz che mostra quattro bambini dopo gli esperimenti aberranti del dottor Mengele.
Lo sguardo dei sopravvissuti, che ricostruisce perfettamente i luoghi del passato, offuscato dalle lacrime. Come è accaduto ad Elisa Spinger che, dopo cinquanta anni dalla chiusura del campo, ritornando nella sauna, le si palesano davanti agli occhi tutti i momenti vissuti proprio lì.
Fissare i loro sguardi ti cambia profondamente: noi non saremo più indifferenti davanti al dolore che l’uomo è in grado di provocare.

Classe 5E, Istituto Gobetti

 

Auschwitz Birkenau, Foto Istoreco

Auschwitz Birkenau, Foto Istoreco