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Celentano diceva che l’emozione non ha voce ma noi, ora, sentiamo lo stesso il bisogno di descrivere la nostra; siamo partiti con una valigia piena di sicurezze date da pagine sfogliate, lette, studiate ma ora dopo ora ci siamo resi conto che quelle erano soltanto pezzi di carta rispetto all’immensità che avevamo di fronte, che abbiamo di fronte; crediamo che nessuno di noi riuscirebbe a dondolarsi con tranquillità su quella altalena a pochi passi dall’ingresso.
Angosciante è come la ferrovia, simbolo di futuro, simbolo di speranza, qui fosse soltanto una spinta verso la morte; morte nell’erba secca dei campi, morte negli sguardi crudeli dei generali, morte nelle montagne di oggetti senza più ne proprietario ne storia; morte nei corpi ma fede negli occhi ai quali era stata strappata con forza l’identità. Crediamo che sia stato proprio questo il problema, l’identità, cancellata sia nelle vittime sia nei carnefici.
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che e accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre.

Laura Rovatti, Benedetta Ferrari, Maria Letizia Neroni e Eleonora Caliceti – classe 4A, Liceo Scientifico A. Moro

Soltanto pezzi di carta
In giro per il memoriale di Auschwitz, a caccia delle voci delle emozioni cancellate.