Il viaggio della memoria è stata un’esperienza molto suggestiva che mi ha lasciato emozioni molto forti. Abbiamo avuto innanzitutto la possibilità di vedere una realtà differente dalla nostra già nello stile di vita, nella storia e nella cultura di un altro paese, che già di per sé fa aprire la mente verso altri orizzonti e ci permette di confrontarci nelle nostre abitudini e diversità. Il focus del viaggio è stato sicuramente studiare e comprendere la realtà delle persone e della religione ebraica, che ha avuto il massimo impatto nel momento in cui abbiamo visitato i campi di concentramento/sterminio di Auschwitz-Birkenau. Studiare sui libri e sui banchi di scuola ciò che è avvenuto nel periodo della II Guerra Mondiale è importante e fa riflettere, ma arrivare sul posto e “toccare” con mano tutto ciò che è successo è da brividi, un’esperienza molto più impattante e che lascia emozioni indescrivibili, indispensabile per comprendere ancora meglio ciò che certe persone sono state obbligate a subire. Già dal momento in cui ho visto dal pullman il campo di Birkenau ho avuto un senso di vuoto, non riuscivo a realizzare ciò che stavamo vedendo e soprattutto che certi “esseri umani” potessero arrivare a fare tutto ciò, pur essendone perfettamente consapevoli. Entrati nel campo sentivo lo stomaco chiuso, non sono riuscita a distrarmi nemmeno un secondo da ciò che la guida stava spiegando nonostante la stanchezza, dato che ero emotivamente molto coinvolta e il luogo è impressionante. C’è stato un momento in particolare nel quale non sono proprio riuscita a trattenere le lacrime, sarà forse per il mio carattere non lo so, ma quando la guida ci ha raccontato che i Nazisti hanno strappato questo piccolo neonato dalle braccia della madre e lo hanno ucciso davanti a lei, è come se il mio cuore si fosse rotto. Ho provato a mettermi nei panni di queste persone: ho visto i volti di mio padre, mia madre e mia sorella e ho immaginato tutti noi vivere una scena del genere, e mi sono resa conto di quanto nonostante siamo spesso soliti lamentarci per ciò che vorremmo, siamo fortunati a poter godere del diritto inviolabile della libertà, ad avere una famiglia, a poter studiare, confrontarci con le persone ed essere felici delle cose per noi più scontate, come il cibo, l’istruzione, la famiglia, l’amore, la libertà, la vita. Questo viaggio rimarrà per sempre nel mio cuore, non pensavo potesse essere così tanto impattante e formativo per me, anzi all’inizio non ci pensavo per niente, ma sento che tornerò a casa come una persona diversa rispetto a quella di una settimana fa. Ringrazio quindi Istoreco e la nostra scuola per averci dato questa opportunità, che ho voluto vivere fino in fondo, ogni secondo, ogni panorama e ogni parola, e sono determinata a combattere per la mia libertà e per istruirmi, comportarmi come una persona rispettosa e rendere felice me stessa ma senza privare le altre persone della bellezza della vita, che è un viaggio in cui non si smette mai di imparare e conoscere sé stessi.

Consuelo – Classe 5C, Istituto D’Arzo Montecchio