“Tranquillità”. Parola che induce speranza, ma purtroppo nel gennaio del 1940 non è stato così.
Gli ebrei pensavano che questo spostamento fosse come un semplice trasferimento in un nuovo ambiente ma più passava il tempo più il terrore iniziava a persistere negli occhi delle persone.
In quel luogo di morte, ci furono milioni di vite che erano piene di sogni ma nel quale l’unico obiettivo dei tedeschi fu quello di eliminare la loro dignità umana.
Attraverso ogni angolo di questi luoghi, l’atmosfera è toccante ed è presente un grande silenzio che ti tocca l’anima nel più profondo.
Osservando le varie fotografie degli ebrei possiamo capire l’arco del tempo, dal primo passo fatto all’ultimo grido di speranza di questo incubo, in cui però alcuni sono riusciti a sopravvivere.
Per questo noi possiamo comprendere al meglio l’accaduto per non ricadere negli stessi errori, cercando di rendere significativo il piccolo posto che abbiamo in questo mondo, portando nel nostro cuore l’anima di questo genocidio.
Il modo migliore di portare avanti questa battaglia è commemorare e ricordare, attraverso anche la nostra esperienza che abbiamo vissuto in prima persona, camminando negli stessi posti di coloro che avevano un destino già segnato…
Asia Borelli e Dharma Gianferrari – 5C Istituto Motti

I fiori della 5C posati sulla targa italiana del memoriale di Birkenau, al termine della commemorazione
