Camminare tra le baracche di Auschwitz e Birkenau significa confrontarsi con la parte più oscura della storia umana. È un viaggio nel dolore, nella perdita, nell’annientamento di vite spezzate dall’odio. Ma per me, questo viaggio è anche un incontro con il mio passato familiare, con una storia che non ho scelto ma che mi appartiene.

Mio nonno era un fascista, ma non per scelta. Era solo un bambino, salvato dalla sorella che, mandandolo in un collegio fascista, è riuscita a risparmiarlo da essere portato via da lei, come successo al suo compagno, un ragazzo ebreo. mio nonno ha lavorato in un campo di concentramento, ha visto l’orrore con i propri occhi e l’ha raccontato a mia madre e a mio zio. Non l’ho mai conosciuto, ma il suo passato pesa su di me come una cicatrice che non si chiude.

Oggi, in questo luogo di memoria, mi chiedo cosa significhi portare dentro di sé un’eredità così complessa. La risposta che trovo è che la memoria non è mai solo ricordo, ma anche responsabilità. Il passato non può essere cambiato, ma possiamo scegliere cosa farne. Io scelgo di ricordare, di non voltarmi dall’altra parte, di testimoniare ciò che è stato.

Perché la storia non si ripeta, perché le voci di chi ha sofferto non svaniscano nel silenzio, perché il dolore di ieri sia la consapevolezza di oggi.

Alex Taide Goretti – 5A Liceo Canossa

 

Alex Taide racconta la sua storia familiare al momento conclusivo del Viaggio a Birkenau