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Sono andata ad Auschwitz. Ci hanno descritto orrori impensabili, condizioni di vita disumane; ci hanno parlato di persone svuotate della loro essenza, della loro identità, “pezzi” li chiamavano i nazisti. Se esiste un qualche dio dopo la morte allora tutte le persone deportate si meritano il paradiso perché all’inferno ci sono già stati…

I nazisti hanno creato un inferno perfettamente funzionale e studiato in ogni minimo dettaglio. Vi hanno imprigionato e ucciso oppositori politici, ladri, disabili, ebrei, zingari, omosessuali. Alcuni di loro saranno stati gentili e altruisti, altri arroganti ed egoisti, altri ancora magari timidi proprio come me. Ma posti in quelle condizioni, costretti a morire o peggio, a vivere desiderando ogni giorno di poter morire, ai miei occhi sono tutti uguali, tutte persone e non pezzi, esseri umani che prima della deportazione avevano sogni, passioni, paure, una famiglia. Quindi tutti degni della mia compassione e del mio rispetto.

La prima emozione che ho provato camminando per Birkenau è stata la rabbia. Rabbia per tutti coloro che hanno osato uccidere milioni di persone; tantissimi hanno collaborato a creare questo orrore e non erano tutti uomini pazzi, ma uomini intelligenti, capaci, studiosi che hanno impiegato tutte le loro conoscenze per costruire campi di concentramento e sterminio, distruggendo ogni giorno la vita di migliaia di uomini, donne e bambini. Ma poi ho capito. Non voglio sprecare nemmeno un briciolo delle mie forze ad odiare coloro che hanno permesso questo, non ne vale la pena. Al posto della rabbia ora provo un profondo rispetto per tutti coloro che sono stati uccisi e per coloro che sono sopravvissuti, per gli ebrei e gli omosessuali, tutti, senza eccezioni. Li rispetto e provo amore per loro, avrei voluto condividere il loro dolore. Perché tutte quelle persone sono state ripudiate, private della loro dignità e invece avrebbero dovuto essere amate. Allora ho capito il senso di questo viaggio della memoria: in quei luoghi di morte e silenzio io ho trovato anche un messaggio di speranza e amore, di solidarietà e rispetto. Tutta la sofferenza, il dolore delle persone deportate mi hanno colpito nel profondo, mi sono entrati dentro. Quando ero lì ad Auschwitz riuscivo a immaginare il loro odore, le loro mute e disperate richieste di aiuto, riuscivo a vedere i loro sguardi persi e colmi all’inizio di ansiosa incomprensione e infine di tremenda consapevolezza. Da quel momento una parte del mio cuore sarà sempre per loro che sono stati traditi dall’umanità, soprattutto per i bambini, piccoli e indifesi, che si meritavano più di tutti di vivere invece sono stati i primi a essere uccisi. Mi dispiace così tanto.

Non ho mai provato tante emozioni tutte insieme. Ero sconvolta mentre camminavo lungo le rotaie di Birkenau per cercare un piccolo spazio dove lasciare il mio fiore bianco; un gesto semplice ma il simbolo che anch’io ho avuto la possibilità di immaginare una piccolissima parte di ciò che quelle persone sono state costrette a sopportare. E anche se la mia mente non può capire quello che i deportati hanno provato, la vergogna, la speranza che si affievoliva giorno dopo giorno, i loro pensieri, ci provo con tutto il mio cuore. Scrivo per non dimenticare nulla, per tenere fissi nella mia mente ogni particolare e ogni dettaglio, la traccia indelebile di alcuni di quei volti che ho potuto vedere. Spero che un giorno rileggere queste parole mi aiuterà a ricordarmi che mai più dobbiamo combattere in nome dell’odio contro la diversità, ma in nome dell’amore e della pace, così forse il mondo sarà un posto migliore.

Laura Tenuta, 4°D Liceo Spallanzani

Un inferno perfettamente funzionale
Fiori bianchi per Birkenau, simbolo della memoria, un invito a ricordare ancora una volta