2024

VITO

ANNOVI

Vito Annovi, nasce il 1° agosto 1912 a Baggiovara (Modena). Dopo l’8 settembre 1943 viene fatto prigioniero dalle truppe naziste e trasferito in uno dei sottocampi di Mauthausen, il campo di Rottenmann-Steiermarck, nella regione della Stiria. Muore il 7 marzo 1945 per una polmonite favorita dalla malnutrizione.

Vito Annovi, giovane rubierese, è morto per malattia a 32 anni di età in un campo di prigionia in Austria, a Rottenmann, che è oggi un paese di poco più di 5.000 abitanti. Era il 7 marzo 1945 e da un anno e mezzo Vito era stato deportato dai nazisti di Hitler in quel lager austriaco. Come centinaia di migliaia di militari dell’esercito italiano era stato catturato dopo l’8 settembre 1943. Campo di prigionia significava lavori forzati, fatiche e alimentazione scarsa, cure mediche quasi inesistenti. Vito non ce l’ha fatta ed è morto. Al suo ricordo è dedicata una “pietra d’inciampo” all’ingresso degli orti sociali del Comune di Rubiera, in via Platone. La sua casa contadina non c’è più, ma era vicina al luogo in cui è commemorato.

Vito Annovi era nato il 1 agosto 1912, figlio di Aldino e Adelina Coppelli. La sua famiglia, originaria di Baggiovara (MO), si era trasferita a Rubiera l’11 novembre 1905, giorno di San Martino, come tutte le famiglie di mezzadri che cambiavano “padrone” coltivando le sue terre e accudendo il suo bestiame. Gli Annovi erano arrivati con tre carri trainati da buoi, che contenevano le loro masserizie (poveri mobili e attrezzi da lavoro). La sua casa, il cui indirizzo Vito Annovi era Borghi n. 25, non esiste più. Era ubicata a circa 250 metri dal punto in cui è posta la targa, quel luogo è ora occupato dal parcheggio di una ceramica.
Vito visse con i genitori, i nonni Aniceto e Annunciata Micagni, i cinque fratelli (Armando, Renzo, Ada, Dimma e Franca) e le famiglie degli zii Diego Annovi e Agostino Annovi. Allora le famiglie contadine erano di grandi dimensioni, proprio per avere più braccia a occuparsi del podere con contratto di mezzadria. All’inizio degli anni Trenta del Novecento la grande famiglia Annovi era composta da 21 persone, tanto che, alla fine di quegli anni, lo spazio della casa e i terreni che conducevano a mezzadria non erano sufficienti e portarono alcuni membri a trasferirsi a Modena.
Il foglio matricolare di Vito (visibile negli Albi della Memoria del sito di Istoreco Reggio) lo descrive alto 1,75, robusto, con occhi e capelli castani, viso regolare, colorito roseo. Un giovane sano e pieno di vita. Aveva frequentato la scuola solo fino alla terza elementare, come usava allora nelle famiglie più povere, ma chi lo aveva conosciuto diceva che scriveva bene e che gli piaceva leggere il giornale.
Mussolini aveva costretto Vito a lunghi periodi di servizio militare. Fu chiamato per la prima volta alle armi nel marzo 1933 come militare di leva, servizio svolto a l’Aquila, in Abruzzo, nel 18° Reggimento Artiglieria da Campagna, dal quale venne congedato nell’agosto 1934 con i gradi di caporale maggiore. Venne poi richiamato una seconda volta nel 1938 nell’11° Reggimento Artiglieria del Monferrato e ancora una terza volta nel 1939, fra aprile e agosto, “per istruzione”. Mussolini stava ormai preparando la guerra. Quando il capo del governo fascista dichiarò guerra alla Francia e all’Inghilterra al fianco della Germania nazista, il 10 Giugno 1940, Vito, due giorni dopo fu costretto a indossare la divisa militare per la quarta volta, a lasciare la sua famiglia per andare a combattere in Albania nell’11° Reggimento Alessandria, col grado di sergente maggiore dal maggio 1942. Dopo l’8 settembre 1943 Vito è stato fatto prigioniero dalle truppe naziste e trasferito in uno dei tanti campi di prigionia che in Austria facevano da costellazione al lager principale di Mauthausen: il campo di Rottenmann – Steiermarck, nella regione della Stiria. Vito fu tra i tanti militari italiani che rifiutarono di arruolarsi nell’esercito della Repubblica fascista di Salò. Con quella scelta veniva offerta loro la liberazione dalla prigionia. Morì a Rottenmann la sera del 7 marzo 1945, alle ore 22.30, per una polmonite non curata e malnutrizione, conseguenti a una detenzione trascorsa in condizioni disumane, che lo portarono a pesare appena 40 kg al momento del decesso. Alcuni compagni di prigionia di Vito, che erano riusciti a sopravvivere e a tornare in Italia, andarono dai famigliari nel dopoguerra per riportare il portafoglio e un suo diario di prigionia, riferendo quanto era successo. Il suo corpo fu inizialmente sepolto nel locale cimitero civile cattolico di Rottenmann, per poi essere traslato nel cimitero militare italiano di Reiferdorf, piccola frazione del Comune di Mauthausen (posizione tombale: fila 1, tomba 7).

Vito Annovi

Via Platone

42048 Rubiera RE