Usare la coscienza

Usare la coscienza

Per me l’unica cosa che batte la superficialità del male è un uso profondo della propria coscienza.

Christian Zani – Classe 5L, Istituto Tricolore

 

Usare la coscienza nella conoscenza di quello che è accaduto, nei luoghi dove è accaduto

Usare la coscienza nella conoscenza di quello che è accaduto, nei luoghi dove è accaduto

Testimoni attivi

Testimoni attivi

In questo viaggio siamo rimasti profondamente segnati dai luoghi che abbiamo visitato: in particolare, siamo riusciti a sentirci realmente partecipi di queste memorie grazie non solo alla visita diretta dei campi di concentramento e di sterminio, ma anche attraverso i racconti sulla vita della comunità ebraica a Cracovia prima delle deportazioni.
Con le visite al ghetto e alle sinagoghe, ora ci è chiaro quanto sia significativo ed importante toccare la storia con mano, oltre che studiarla in classe.
Durante questa esperienza siamo stati coinvolti non solo dalle guide e dai contesti, ma anche dalla natura che si è fatta veicolo delle sofferenze degli ebrei sotto i nostri occhi: il freddo, il tempo un po’ uggioso, il terreno bagnato divengono un’emblematica rappresentazione di quanto accadde in questo posto.
Così ci siamo immedesimati nei prigionieri dei campi anche decenni dopo l’accaduto, siamo divenuti consapevoli di una realtà a noi lontana, portatori di una nuova coscienza, nuovi occhi con cui guardare il mondo.
Ora, testimoni attivi che hanno visto la realtà nuda e cruda oltre a quella descritta dai libri scolastici, tocchiamo con mano l’orrore del secolo scorso squarciando il velo di mistero che rimane dopo una semplice lettura.
Da questo momento in poi possiamo essere e dovremo essere un ponte fra le struggenti testimonianze del passato e l’imminente futuro, dando voce a tutti coloro la cui vita è stata così ingiustamente e brutalmente annientata.

Classe 5AS – Liceo Corso Correggio

 

La visita al ghetto di Cracovia delle classi del Viaggio della Memoria

La visita al ghetto di Cracovia delle classi del Viaggio della Memoria

La domanda

La domanda

La domanda che mi è rimasta da questa giornata è: perché? Perché tutto questo, tutto questo odio, queste torture gratuite e inutili. Che gusto c’era a veder soffrire, a uccidere, a torturare persone innocenti. Questi luoghi mi hanno sensibilizzato molto, anche se è difficile cercare di immedesimarsi.

Giada Frascari – Classe 5L, Istituto Scaruffi Levi Tricolore

 

In visita a Auschwitz, il simbolo delle sofferenze e dell’odio

In visita a Auschwitz, il simbolo delle sofferenze e dell’odio

Topi di laboratorio

Topi di laboratorio

Questa foto mi ha tramesso angoscia nel vedere tutti quei piccoli vestiti, quei volti di ragazzi così giovani per cui, secondo i nazisti, l’unico fine era sperimentare sui loro corpi come se fossero topi di laboratorio. Ogni volta che sentivo storie sui bambini, mi salivano i brividi, mi veniva la nausea. Inoltre la loro inconsapevolezza in tutto ciò che accadeva riportava me un senso di vuoto.

Sara Vergori – Classe 5G, Istituto Tricolore

La foto che ricorda le giovanissime vittime degli esperti genetici nazisti a Auschwitz.

La foto che ricorda le giovanissime vittime degli esperti genetici nazisti a Auschwitz.

Vestiti sporchi

Vestiti sporchi

Ho provato una sensazione di malinconia, ho immaginato gli stessi vestiti addosso alle persone che anni fa venivano ingiustamente portate nei campi di concentramento. Ho notato molto bene come erano ridotti questi vestiti, sporchi e strappati, e mi hanno fatto riflettere sulle loro condizioni di vita in quel periodo.
Mi sono sentita quasi come se per un attimo li avessi davanti e sentissi il dolore con cui convivevano.

Martina Pavarini – Classe 5G, Istituto Tricolore

 

Le foto degli abiti dei prigionieri al memoriale di Auschwitz

Le foto degli abiti dei prigionieri al memoriale di Auschwitz

Semplici numeri

Semplici numeri

Questo periodo storico, fin quando viene studiato nei libri di storia, non riesce a suscitare nel lettore la consapevolezza di ciò che è accaduto all’interno di quei cancelli che delimitano un terreno interamente coperto dalle ceneri di quelle persone uccise senza alcuna pietà.
L’unico modo per rendersi conto della crudeltà e della violenza umana, dell’indifferenza e dell’egoismo del mondo su persone loro pari, e toccarlo con mano attraverso testimonianze di sopravvissuti.
Penso che tutti questi atti abbiano cancellato la loro umanità, e che li abbiano resi solo dei semplici numeri, dall’inizio alla fine.
Ritengo fondamentale l’opportunità di vivere questa esperienza in prima persona, attraverso i racconti dei sopravvissuti che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che è stato, accompagnandoci sulla strada della consapevolezza di quanto si possa spingere oltre la crudeltà umana.
Il futuro non deve ripetere il passato.

Agata Villa – Classe 5G, Istituto Tricolore

 

La visita a Birkenau della classe di Agata

La visita a Birkenau della classe di Agata